Newcastle al fondo saudita: le proteste di Qatar e Amnesty International

Il network televisivo qatarino beIN Sports, che detiene i diritti in esclusiva del massimo campionato inglese per il Medio Oriente e il Nord Africa, nei giorni scorsi ha invitato i dirigenti dei club inglesi a valutare con attenzione l’offerta fatta dall’Arabia Saudita per acquistare il Newcastle United.

La squadra è sul punto di essere venduta per 368 milioni di dollari ad un consorzio in gran parte finanziato dal Fondo di investimenti pubblici saudita, presieduto dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Pochi giorni fa, un deposito di 21 milioni di dollari è stato effettuato a favore dell’attuale proprietario Mike Ashley come parte dell’accordo.

I dirigenti della Premier League devono a questo punto valutare il rispetto di tutti i criteri stabiliti affinché l’operazione possa concludersi. Ed è qui che entra in gioco l’emittente sportiva qatarina. Infatti, da tempo beIN accusa i sauditi di essere artefici della ritrasmissione su canali pirata dei palinsesti del network, come parte della disputa diplomatica tra Doha e Riyadh in atto dal 2017. Secondo le accuse di beIN, l’Arabia Saudita avrebbe avviato un’operazione di furto dei flussi televisivi del network qatarino, che sarebbero poi stati ritrasmessi in modo illecito su siti internet pirata attraverso satelliti controllati da Riyadh.

In una lettera indirizzata ai venti club della Premier League, l’amministratore delegato di beIN Sports Yousef Al-Obaidly esorta i dirigenti delle squadre ad esercitare pressioni sugli organi del campionato inglese affinché indaghino se “dirigenti, ufficiali e altri rappresentanti” sauditi abbiano un profilo idoneo all’acquisto di una squadra del loro campionato. Scrive, infatti, nella sua lettera: “Il governo saudita favorisce da quasi tre anni il furto dei diritti commerciali della Premier League – e, a sua volta, delle entrate commerciali dei club – attraverso il sostegno del servizio pirata di beoutQ, il quale ha mostrato illegalmente partite, principalmente in Arabia Saudita, nonostante i diritti nella regione appartengano a beIN Sports”. Una situazione che riguarda da vicino tutte le cosiddette top five leagues, inclusa dunque anche la Serie A italiana, che ha stimato in oltre 200 milioni di euro i danni causati dalla pirateria.

Anche Amnesty International si è unita al coro delle critiche, ponendo l’accento in questo caso sulle violazioni dei diritti umani attuate dal governo saudita ed affermando che l’acquisto del Newcastle non è altro che un’operazione di “lavaggio sportivo” volta a “ripulire” la reputazione del governo saudita. Tuttavia, il fit-and-proper-person test, ovvero le indagini a cui la Premier League sottopone gli aspiranti acquirenti di ogni club per valutare, oltre alle proprie disponibilità economiche, eventuali precedenti penali tali da escluderlo dalla lega, non prevedono alcun controllo in merito ad eventuali accuse di crimini di guerra o violazioni di diritti umani e libertà fondamentali.

Le forze armate saudite impegnate nella guerra in Yemen sono state accusate dalle Nazioni Unite di aver commesso proprio crimini di guerra, bombardando scuole, moschee, ospedali e mercati. Nello stesso tempo, in patria molte studiose musulmane sono state giustiziate, le attiviste per i diritti delle donne sono state arrestate e presumibilmente torturate e la libertà di espressione, associazione e credo continua di fatto ad essere negata. Il principe ereditario è inoltre accusato dalla CIA e dagli esperti delle Nazioni Unite di essere il mandante del feroce e macabro omicidio del giornalista Jamal Khashoggi all’interno del consolato saudita ad Istanbul nell’ottobre del 2018.

Fonte: Middle East Eye; Il Sole 24 Ore 

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